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PARLANDO CON UN AMICO

Alla vigilia del varo del nuovo governo una riflessione si trasforma in preghiera nella consapevolezza che le autentiche radici cristiane hanno il loro fondamento in uno spirito inclusivo che contrasta con l’attuale momento caratterizzato dal ripiegamento su sé stessi e dall’esclusione del diverso sull’onda della tanto invocata “tolleranza zero”.

 

Caro Gesù, scusami se mi rivolgo a te per questioni così poco importanti, ma concedimi di dire che tra amici ci sta anche questo. Stavo riflettendo di come era andata a finire questa lunga campagna elettorale.

A guardare i risultati delle ultime elezioni politiche il vero vincitore sei Tu. Fra Teodem, Teocon e Cristiani di Centro in tutti i principali schieramenti politici c’è una nutrita schiera di parlamentari che non nascondono di essere impegnati alla tua sequela. D’accordo lo stato è laico però dovresti esserne fiero, se ragionassi come noi piccoli uomini. Ma fortunatamente non sei così.

Tu ci sferzi con le tue parole: «Non tutti quelli che dicono “Signore! Signore!” entreranno nel regno dei cieli ma quelli che fanno la volontà del Padre mio che è in cielo». E come fare la Sua volontà se non facendoci tuoi discepoli e incamminandoci con Te sulla strada di Emmaus; tu che ci mostri la via, che ci sveli il senso delle scritture e che per primo nell’orto degli ulivi ti sei posto la domanda di come fare fino in fondo la volontà di Dio Padre? Come rispondere a questa domanda anche a costo di rischiare l’emarginazione?

Facendo quattro conti ci sono numerosi onorevoli e senatori che si rifanno ai tuoi insegnamenti; alcuni ti conoscono così bene che qualche volta giocano con la Tua Parola. Quale situazione migliore per chi crede nella forza trasformatrice del Vangelo! Te li vedi i politici cattolici di tutti gli schieramenti brandire la spada delle radici cristiane ed entrare nel tempio e fare piazza pulita dei mercanti e dei cambiavalute e dire: «Portate via di qua questa roba! Non riducete ad un mercato la casa di mio Padre!». Per poi scoprire che, ancora una volta, non ti stava a cuore l’edificio del tempio in sé, costituito da semplici pietre accatastate, ma ti riferivi al tempio dello spirito di una società corrotta da ogni sorta di vuotezza, avidità, egoismo, odio, falsità, meschinità, gratificazione immediata; imbevuta a tal punto di tutto questo da rendere difficile se non impossibile contaminarla con i tuoi insegnamenti.

Riusciranno i politici dichiaratamente cattolici a riconoscerti nel volto degli ultimi, ce la faranno a darti da bere un bicchiere d’acqua, curarti quando sei ammalato, visitarti in carcere … senza trasformare questi gesti in uno spot elettorale o in un gesto di beneficenza compassionevole?

Qualche dubbio sulla loro reale forza di incidere sulla vita di coloro che sono ai margini della nostra quotidianità lo abbiamo avuto pensando che nella passata legislatura i più attivi in ambito parlamentare nei confronti delle fasce più deboli della società sono stati coloro i quali pensano che l’uomo possa farcela anche senza di Te.

E’ capitato come nella parabola che hai raccontato quella volta dove un Samaritano, un eretico per il mondo di allora, ha soccorso con ammirevole dedizione una persona alla quale altri “più degni” hanno rifiutato persino lo sguardo. Oggi quei Samaritani non hanno rappresentanza parlamentare e chi si farà carico delle istanze di chi si sente marginale in questa teledemocrazia senza fare calcoli di convenienza e di opportunità politica?

Le persone con disabilità per esempio Tu le conosci bene. Alcune le hai anche guarite. Di sicuro a tutte hai ridato dignità alla loro condizione quando hai detto che non scontavano i peccati di qualcuno ma con la loro vita davano gloria a Dio. Ci ho messo un po’ a capire che la grandezza di Dio non si manifesta nell’amore che gli altri hanno per la persona con disabilità ma nel fatto che Dio ama la diversità, la considera parte integrante dell’esistenza umana, indispensabile per l’umanità, e tramite essa ci vuole legati da amore fraterno in comunione con Lui, fonte di ogni grazia .

Sarebbe più facile indurre nei genitori il sentimento di rassegnazione di fronte ad un figlio con disabilità grave: farli convinti che il figlio è un vegetale e come tale accudirlo se non sopprimerlo, convincerli che sono folli ad accogliere nella loro famiglia un figlio adottivo con disabilità, proporre loro di non vivere quello che viene dato loro di vivere, rinunciare ad avere uno scopo di vita diverso dalla vuotezza di questa modernità.

Io lo so Gesù che quando hai detto «I poveri saranno sempre con voi» non ti riferivi ad un loro destino ineluttabile ma all’essere uomini di dura cervice e al nostro essere stolti e duri di cuore. Perciò ti prego dona a noi la forza di continuare a raccontare le loro storie e a chi ha i mezzi per decidere occhi nuovi per vedere verso dove stiamo andando.

E ispirali nelle decisioni affinché non prevalga solo il tornaconto della propria parte di appartenenza.

Dona loro la grazia di vivere in pace con tutti, compresi sé stessi.

5 maggio 2008

Roberto Pietribiasi
ANGSA Veneto onlus)

 

Aggiornato al 28/02/2011

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