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E’ morto Ivar Lovaas, padre dell’applicazione dell’ABA all’autismo

Il 2 agosto 2010 è morto Ivar Lovaas, professore emerito all’UCLA (Università di Los Angeles), padre dell’intervento precoce, intensivo e strutturato secondo i principi dell’ABA (metodo comportamentale).

L’ANGSA partecipa al lutto della comunità scientifica internazionale per questa perdita.

Nel 1987, subito dopo l’uscita dell’articolo nel quale si dimostra l’efficacia di questo approccio di insegnamento speciale, ANGSA si mise in contatto con lui con interessanti contatti epistolari, che egli ci permise di pubblicare nel nostro allora neonato Bollettino e con la richiesta di venire in Italia per fare una conferenza. Lovaas ritenne più opportuno inviare uno dei suoi migliori allievi, Greg Buch, per dare dimostrazioni pratiche su bambini con sindromi autistiche.

Greg Buch è venuto in Italia per tre settimane nel marzo 1989, lavorando otto ore al giorno su bambini italiani, presso la cattedra di Neuropsichiatria infantile di Bologna, allora diretta dalla Prof. Paola Rossi Giovanardi, presso l’USL n.28 di Bologna e presso il servizio di NPI di Siena, allora diretto dal Prof. Zappella.

A Bologna è stata fatta una videoripresa di tutti gli interventi, da cui sono state ricavate e utilizzate videoregistrazioni ancora oggi da noi utilizzate per scopi didattici.

Per divulgare questo approccio l’ANGSA ha fatto tradurre il libro di Lovaas “L’Autismo” in italiano che, seppure con difficoltà, ha trovato un unico editore disponibile presso l’amico Dr. Soncini di Reggio Emilia, proprietario di OMEGA EDIZIONI.

L’atmosfera di quegli anni era decisamente contraria ad ogni approccio basato su ABA e lo sforzo di Angsa non fu ben compreso, ne' sfruttato, per le possibilità che esso apriva nel trattamento dei bambini con autismo: i tempi non erano ancora maturi e gli “esperti” italiani consideravano il bambino con autismo un bambino normale con disagi psicologici, chiuso in sé stesso per difendersi da ambiente familiare ostile (madre frigorifero), demonizzando quindi questo approccio.

Lovaas, contrapponendosi alle idee dominanti nel mondo fino agli anni sessanta, si basa sulla constatazione che il bambino con grave disabilità può sempre apprendere, purché ci si metta al suo livello e si usino rinforzi a lui adatti. Secondo Lovaas nessuno deve essere considerato ineducabile e i genitori sono necessari per ottenere buoni risultati permanenti, dato che lo stesso approccio utilizzato soltanto in istituto non otteneva la generalizzazione dell’apprendimento, assolutamente necessaria in questo campo.

Il suo messaggio è stato di speranza per tutti coloro che hanno “ritardi di sviluppo”, cosa che al tempo era tutt’altro che scontata. E’ stato un pioniere della valutazione quantitativa e rigorosa dei risultati. Ha rivalutato ai fini abilitativi la figura dei genitori, prima considerati responsabili della grave disabilità. A Lui un grato ricordo.

Liana Baroni Fortini
Presidente ANGSA Onlus

 

Aggiornato al 28/02/2011

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