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Eluana, un anno dopo
Un anno fa moriva Eluana. Con lei cessarono anche i clamori di chi, in nome di due contrastanti modi di intendere la libertà e la vita umana, avevano trasformato un Calvario in un circo.
Da un lato, chi riteneva che ciascuno dovesse essere libero di decidere della propria vita, rifiutando ogni ostinato accanimento terapeutico e invocando il diritto di mettere la parola fine ad una esistenza non più dignitosa.
Dall'altro, la negazione di questo diritto, in nome di una sacralità della vita in quanto tale, anche quando questa non ha più nulla di umano.
Da una parte la libertà, dall'altra l'imposizione.
Alcuni si offrirono di accudire Eluana, costringendola a quella vita che ella stessa, per averla vista affliggere un suo caro amico, aveva chiesto espressamente che le fosse evitata, caso mai il destino l'avesse posta nella medesima circostanza.
A distanza di un anno, un ragazzo vuole vendere un rene. Ha bisogno di soldi. Gli servono per accudire il padre che, ammalato di SLA, vuole vivere. Dove sono tutti quelli che un anno fa inneggiavano alla vita e alla sua sacralità? Dove sono le suorine che si erano offerte di accudire Eluana per costringerla a vivere? Qui c'è un uomo che vuole vivere, ma nessuno lo aiuta. Per lui, come per tutti quei disabili che, nonostante tutto, vogliono vivere, non si mobilita il parlamento. Per lui, per loro e per le loro famiglie non ci sono clamori: c'è solo una vita trascorsa tra mille difficoltà, vissuta giorno dopo giorno con la sensazione di essere un peso per una società che non si occupa di loro se non quando ci sono parole da spendere.
Altri malati di SLA stanno facendo lo sciopero della fame per attirare l'attenzione di un'opinione pubblica che ha sempre qualcos'altro a cui pensare. Per loro non ci sono lettere del Premier nè di nessun altro; neppure un aumento di quella misera pensione con la quale devono vivere, non soltanto loro stessi, ma anche i loro familiari che devono essere disponibili a tempo pieno per accudirli. Ma tant'è! Nel nostro Paese ci si azzuffa per la vita di un embrione e ci si gira dall'altra parte davanti a tanti esseri umani che vivono e soffrono in condizioni tali da fare arrossire chiunque si ritenga parte di una società civile.
Massimo Massari
13 febbraio 2010
Aggiornato al 28/02/2011 |