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(Anno XVI N°  6 - 2002/1-2003)

Autismo. Indagini sullo sviluppo mentale

Luca Surian - pp. 186, Euro 18 - Editori Laterza, Roma, 2002.

Simon Baron Cohen, che abbiamo conosciuto nel 1989 al convegno di Durham, quando presentò la sua ricerca tendente a costruire una scala per l'individuazione dell'autismo nei bambini di 18 mesi (quella che è stata poi chiamata CHAT) scrive la prefazione del libro di Surian ed afferma: "Il libro di Surian delinea una magistrale visione d'insieme del tema: dai problemi concernenti la diagnosi e la classificazione, al modo in cui gli individui con autismo elaborano l'informazione e comprendono il mondo, alle possibili cause e trattamenti di questa condizione".

Il libro di Luca Surian, docente presso la facoltà di psicologia dell'Università di Trieste e di Padova, contiene un'ottima dimostrazione di quanto possa essere fatto nell'ambito della psicologia e della psicopatologia mantenendo un stretto rigore nella sperimentazione scientifica. Dovrebbe essere eletto come libro di testo per la formazione permanente degli operatori di neuropsichiatria infantile e di psicologia, deformati da tanti libri e tante pseudoricerche ove gli autori utilizzano i pochi casi della loro esperienza per spacciare come dimostrazioni le loro ipotesi, ove la differenza fra persona e persona viene assunta come giustificazione dell'impossibilità di validare scientificamente le ipotesi, ove l'ideologia e l'ipse dixit regnano incontrastati, ove la dignità di pubblicazione viene misurata sulla conformità ad una delle "scuole".

Nel testo di Surian l'analisi dell'autismo non è fine a sé stessa ma è tesa a comprendere il funzionamento della mente umana, utilizzando la bizzarria della natura per scoprire i meccanismi della mente dell'uomo normale.

Ogni affermazione fatta viene supportata da definizioni precise e da esperimenti rigorosi, che l'Autore stesso ha condotto fin dalla sua permanenza in Gran Bretagna, collaborando anche con Simon Baron Cohen.

Vengono analizzate in particolare le stranezze degli autistici ad alto funzionamento e degli Asperger, che consentono di fare analogie e paralleli con i "normali".

Dopo avere dedicato la parte introduttiva ai problemi di definizione, agli aspetti diagnostici ed alle basi biologiche dell'autismo, Surian procede ad una distinzione fra emozioni di base, espressione delle emozioni di base, emozioni complesse e loro espressione sociale. Le emozioni di base sono felicità, paura, rabbia, tristezza, disgusto e, secondo alcuni, la sorpresa. Tuttavia, ad esempio, la sorpresa non è considerata da tutti gli Autori un'emozione di base, perché è definibile come la violazione di un'aspettativa, a differenza della paura.

I bambini autistici sanno esprimere le emozioni di base, ma con alcune peculiarità. Mancano i meccanismi inibitori responsabili dell'adattamento sociale dell'espressione emotiva. Il danno negli autistici risiederebbe sopra tutto nelle emozioni complesse, non soltanto nella capacità dell'adattamento sociale dell'espressione ma anche nella capacità di provarle, prima che di esprimerle.

Tra le emozioni complesse più studiate in generale si trovano: vergogna, senso di colpa, invidia, imbarazzo, orgoglio, innamoramento, gelosia. Gli studi condotti fino ad ora non sono ancora sufficienti per trarre delle conclusioni riguardo ad emozioni complesse negli autistici, come il senso di colpa, l'imbarazzo e la vergogna.

L'incapacità di riconoscere queste emozioni in altri dal volto o dal tono di voce è un'altra importante caratteristica provata in diversi studi.

Ad esempio in un esperimento in cui bambini autistici, cerebrolesi e normali (gruppo di controllo) venivano invitati a dare un voto di affidabilità a volti umani sconosciuti, gli autistici erano simili ai cerebrolesi e diversi dai normali nel dare giudizi molto (troppo) positivi, mentre gli autistici erano mediamente migliori dei cerebrolesi e simili ai normali nel riconoscimento delle emozioni semplici. Anche gli Asperger presentano la stessa pericolosa ingenuità.

Surian espone anche collegamenti con le recenti ipotesi di funzionamento dell'amigdala, che avrebbe importanza nell'interazione sociale: gli studi vengono eseguiti attraverso le nuove tecniche di neuroimmagine funzionale, che spesso riscontrano differenze significative fra autistici e normali.

Un'ipotesi presa in considerazione è quella che nell'autismo vi sia un'alterazione nella percezione primaria delle sensazioni elementari. Le conclusioni di diversi Autori indicano che nei bambini autistici non mancano le capacità percettive, quanto piuttosto la capacità di elaborazione più avanzata dell'informazione sensoriale.

La loro scarsa capacità imitativa potrebbe derivare in parte da un ritardo nello sviluppo dell'integrazione visivo-cinestesica. Altri tipi di integrazioni sensoriali quali quelle visive e uditive, e quelle visive e tattili sarebbero difficili, così come già Lelord aveva indicato. Le peculiari difficoltà uditive sembrano doversi ricondurre a difficoltà dell'attenzione.

Colpisce sopra tutto la problematicità dell'esposizione, che mette a fronte teorie diverse e sperimentazioni a conforto dell'una o dell'altra ipotesi: il libro sembra l'esatto contrario della sicumera di molti altri libri. In una cosa tuttavia Surian è tagliente: l'ipotesi di Kanner sulle cause sociali e familiari dell'autismo è stata falsificata (dimostrata falsa) da tutte le successive ricerche, che hanno trovato una stessa percentuale di autismo all'interno delle diverse classi sociali, indipendente dall'intelligenza e dalla "adeguatezza" dei genitori. L'ipotesi in voga negli anni sessanta, in base alla quale i bambini autistici si difenderebbero con il guscio autistico dal mondo esterno, non è mai stata verificata: nelle ricerche successive emerge invece con chiarezza l'inadeguatezza di questa ipotesi e la centralità dei deficit cognitivi, particolarmente quelli nella comprensione sociale.

Carlo Hanau
direttore del Bollettino dell'ANGSA

 

Aggiornato l 28/02/2011

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